Un pò di storia

Una storia lunga 3.000 anni

La frazione di Montedale, situata a circa 700 mt. di altezza, in zona di confine fra le regioni Emilia Romagna-Marche-Umbria-Toscana, nella dorsale appenninica, nel comune di Mercatello Sul Metauro, bandiera arancione; è un borgo rurale ricco di storia, raffigurato anche nelle antiche cartine Vaticane* per la posizione particolarmente strategica.
La frazione, oltre ad essere bella e unica, si trova in una posizione invidiabile, a poca distanza, anche a piedi, si raggiunge il crinale appenninico, dal quale è possibile scorgere dei panorami mozzafiato; sempre a poca distanza, circa 2,5 km in linea d’aria, si trova l’affascinante borgo di Lamoli, con una delle abbazie benedettine più belle d’Italia, in cui è possibile consultare manoscritti del 600 di enorme valore storico.
Fino alla seconda guerra mondiale nell’intera frazione vivevano circa 200 persone, fino ai primi anni 60 era pressoché isolata dal mondo esterno, non servita da strade ed elettricità, l’acqua potabile arrivava solo nella fontana posta tuttora nei pressi della Chiesa; l’inizio dell’industrializzazione coincise con l’inizio dello spopolamento.
Montedale custodisce valori che sarebbe un vero peccato perdere, come in quasi tutti i centri rurali nel luogo c’era una grande solidarietà, la trebbiatura di uno era la trebbiatura di tutti; a turno tutti si recavano dove c’era bisogno, fin qui era un vantaggio reciproco, ma i valori sociali erano ben più profondi, la malattia e la gioia di uno era sentita da tutti, non era nemmeno necessario chiedere aiuto, se uno stava male o aveva bisogno, spontaneamente si presentavano svariate persone, che venivano ovviamente non per tornaconto ma per spirito di servizio; non c’era la cultura, anzi, i nostri bambini non di rado venivano ridicolizzati dai “cittadini” della vicina Borgo Pace e Mercatello, in realtà sotto l’aspetto della solidarietà e della civiltà Cristiana eravamo molto avanzati, pensate, e parliamo non dell’800, ma degli anni 50-e 60 del XX secolo, che a Mercatello c’erano, nei giardini pubblici, i giochi blu, destinati ai soli figli dei professori, del dottore, avvocato, carabinieri e stretta nomenclatura, e i giochi rossi, destinati tacitamente alla plebe; forse potrebbe suonare offensivo agli anziani insegnanti ancora in vita, ma non si può non riportare che fino ai primi anni 70, nelle scuole medie di Mercatello, era prassi comune di alcuni insegnanti di dare delle “ricerche” da fare a casa agli alunni, va da sé che i più bravi nelle stesse erano non già i più fantasiosi e intelligenti ma i pochissimi che disponevano di libri ed enciclopedie, ai quali venivano anche riportati grandi complimenti dal professore, in realtà assai poco psicologo e conoscitore dei posti in cui insegnava!
Il tessuto sociale è tuttora molto presente, anche nei giorni di più duro e impegnativo lavoro, che possono durare anche 15/16 ore di attività, quando ci s’incrocia non si nega mai una chiacchierata almeno breve, ciò è radicato
praticamente da sempre, rafforzato nelle lunghe serate invernali nelle quali i lavori rurali erano ridotti e si andava, a turno, a veglia nelle varie case, dove si ritrovavano 2 o più famiglie e si stava insieme lungamente, fin quasi a diventare un’unica famiglia.
Vi erano anche delle feste particolarmente sentite, la “Festa della Madonna”, nella seconda domenica di giugno, era un evento non solo religioso, si metteva una fiorita nel percorso della processione e si suonavano le campane a festa, il tutto richiedeva una lunga preparazione, alla quale molti, specie i bambini, partecipavano con grande gioia; un’altra festa un po’ particolare era Sant’Antonio, patrono degli animali, che per Montedale erano fondamentali strumenti di lavoro e di reddito, il curato offriva un pranzo a tutti i capofamiglia, dopo aver bevuto un po’ più del solito avveniva qualcosa di altrettanto insolito, accettato da tutti : se fra qualcuno c’era qualche vecchia ruggine, dato che non ci si poteva, per molte ragioni , permettere cattivi rapporti ( i pochi che erano andati per vie legali in passato avevano inevitabilmente fatto vincere gli avvocati, come spesso accade tuttora!), anche perché prima o poi era pressoché inevitabile che uno, per un attrezzo, una servitù di passaggio non dovuta o tanti altri motivi avesse bisogno dell’altro, e non rivolgersi la parola era in fin dei conti stupido sotto vari punti di vista; si verificava quindi, alla fine della festa, qualcosa d’inconsueto, i capifamiglia interessati a districare dissidi, in verità assai allegri, chiudevano ogni questione con una vivace discussione, che poteva anche degenerare in rissa, poi lì finiva tutto e si ritornava alla normalità, con qualche mediazione dei vecchi, più saggi ed esperti.
Questi valori sociali sono stati agevolati, nei secoli, dal curato, che fino al secolo scorso viveva stabilmente nel luogo, l’ultimo fu il compianto “Don Aldo”, persona ovviamente con una cultura sopra la media della frazione, dovuta agli studi, ma anche la furbizia non era da meno, lo stesso ci teneva molto alle gare dei chierichetti, che fino a tutti gli anni 70 si svolgevano regolarmente fra tutta la vallata, i vincitori erano spesso i ragazzi di Montedale, non tanto perché fossero i più svegli e intelligenti, dato che anche gli altri ragazzi di paesi più importanti, fra l’altro molto più numerosi in abitanti, lo erano, c’era una motivazione suppletiva che Don Aldo escogitava, portando alcuni giochi, che ovviamente nessuno lì aveva, per i quali i ragazzi andavano pazzi, poneva però una condizione imprescindibile, si giocava solo dopo aver risposto bene a tutte le domande di catechismo, l’impegno profuso era notevole, era un grande allenatore di cervelli!

La gran parte di Montedalesi sono emigrati per ragioni di lavoro, alcuni hanno raggiunto incredibili risultati, come Carmelo Labbadia, figlio di Vera Matteucci e Antonio Labbadia, che, emigrato in Inghilterra, ha ottenuto grandi successi commerciali ed è ora proprietario di alcune fra le Ferrari e Lamborghini d’epoca più ricercate al mondo, il più grande orgoglio è probabilmente lo scienziato Johnathan Labbadia, figlio di Carmelo, che è stato nel team di ricercatori che hanno fatto le più straordinarie scoperte sul dna umano, le scoperte scientifiche di Johnatan hanno segnato una nuova traccia sulla cure future e sono visibili su internet cliccando il suo nome; abbiamo avuto anche un bravo artista, molto conosciuto per le sculture su pietra, Giuseppe Serafini; la cosa che in generale inorgoglisce i Montedalesi è però l’onore, si ha sempre avuto una specie di rispetto quasi religioso per la parola data, non sono pochi quelli che hanno rinunciato alla facile ricchezza pur di mantenere fede all’onore e alla parola data, meritandosi di poter guardare tutti a testa alta, che per i Montedalesi vale più dei soldi, facendo propria la massima di Santa Teresa di Calcutta “ pensate che nel mondo c’è qualcuno talmente povero da avere solo i soldi!”
Interessantissima è la longevità di tanti Montedalesi, in tantissimi sono deceduti oltre i 90 anni, il che, considerando che hanno avuto una vita durissima, con lavori faticosissimi ed orari di lavoro estremi, che hanno superato le privazioni delle seconda guerra mondiale e a volte la prigionia nazista, equivale ad essere stati ultracentenari, a testimonianza che il luogo non era stato scelto a caso dagli antichi umbri, oltre 3.000 anni fa, Montedale era ed è un posto eccellente per vivere bene e a lungo!